LE ESCLUSIVE DI HOCKEYIN 2011-2012
ADESSO BASTA!!!!! di Francesco Turri
(Shawn Heins alle prese con Daniel Rubin) (FT); Sabato sera, alla Valascia, un giocatore dell'Ambrì è stato violentemente colpito da un avversario, sbattendo col volto sulla balaustra e rimanendo, inerme, sdraiato sul ghiaccio. Il problema non è la maglia che il giocatore indossava, per la cronaca era Lakhmatov, ma la gravità del fallo subito dal giocatore, costretto a lasciare la pista notevolmente provato ed intontito con l'aiuto del medico della società e di un compagno. Dall'inizio del campionato quanti episodi come questo abbiamo già osservato? Tanti ..... troppi! Nel campionato svizzero, queste situazioni stanno diventando sempre più frequenti e sempre ..... più gravi. La cosa che fa più scalpore, però, è come questi interventi vengano valutati e sanzionati dagli arbitri e da coloro che devono vegliare sulla sicurezza dei giocatori. I primi, spesso si rivelano non essere all'altezza della situazione, punendo solo con penalità minori, o peggio, non punendo affatto, coloro che si permettono di compiere questi atti. Per fortuna non sempre succede così: ad esempio, ad Ambrì, Daniel Stricker ha sanzionato il giocatore grigionese Robin Grossmann, autore del fallo su Lakmatov, con cinque minuti più penalità di partita. I secondi, invece, sono ancora più sorprendenti e, a volte, fantasiosi. Infatti, non si riesce a capire come ciò che puó sfuggire agli arbitri, sfugga o venga minimizzato da questi signori che, nonostante la vasta gamma di immagini a disposizione, non puniscano interventi che recano gravissimi infortuni sino a compromettere la carriera. Si dice spesso di voler imitare la NHL .... ma, per quanto riguarda la sicurezza, si è distanti anni luce.
(Brendan Shanahan) Infatt, la lega nordamericana non si avvale di un giudice unico che osserva ed esamina solo i reclami dei vari club, ma di un vero e proprio team: il Department of NHL player safety, il quale, non solo ha come membri persone che, quanto meno, sanno allacciare i pattini, uno su tutti Brendan Shanahan (1524 partite in NHL, 1354 punti, 3 Stanley vinte con Detroit, una medaglia d'oro mondiale ed una olimpica), ma il suo compito è anche quello di valutare integralmente tutte le partite della NHL per ricercare, anche senza segnalazione, quei falli che possono essere sfuggiti all'arbitro. La cosa notevole è la professionalità che queste persone mettono nel rendere il più sicuro possibile il lavoro dei giocatori nel tentativo di ridurre gli infortuni dovuti a check scorretti in grado di provocare, soprattutto, commozioni celebrali. Infatti, si è deciso di modificare le regole che definiscono i contatti irregolari. Di rilevante importanza è la valutazione del singolo "fallo". Sì avete letto bene "fallo" ....., infatti, il Department of NHL player safety non squalifica solamente coloro che compiono interventi gravemente scorretti, ma anche per quei contatti che potrebbero creare conseguenze più o meno gravi.
(Il contatto tra Dan Carcillo e Joni Pitkanen descritto sotto) Se non mi credete vi invito ad visitare il sito della NHL (nhl.com) nella sezione NHL video/shows (NHL player safety decision) e scoprirete come mai il giocatore dei Chicago Blackhawks Dan Carcillo sia stato squalificato per due giornate a causa di un intervento ai danni di un avversario nella partita contro gli Hurricanes: nel cercare di recuperare un disco dietro la gabbia avversaria, il giocatore di Chicago ha spinto il suo avversario, prima della linea rossa di fondo campo. Il difensore finlandese di Carolina, Joni Pitkanen, sbilanciato da Carcillo, è caduto, andando a sbattere contro la balaustra, senza accusare alcun danno fisico e rialzandosi immediatamente per riprendere il gioco. Morale della storia: Carcillo è stato squalificato per due giornate perché, secondo le regole NHL, un check, o anche una spinta da tergo che faccia cozzare l'avversario contro la balaustra, è considerato un atto falloso ed irregolare ..... guardate il video, poi tirate le vostre considerazioni. Ultimo punto, e qui concludo, è la rapidità con cui le decisioni vengo prese ..... il giorno seguente, il giocatore sa se può o no giocare la prossima partita: non accade il ..... per oggi giochi, poi si vedrà ..... . Infine, i giocatori che sono recidivi vengono sanzionati più pesantemente rispetto alle "new entry". Se avvenisse anche in Svizzera. ..... a qualcuno sarebbero tappate le ali. .....Siamo sicuri di essere sulla strada giusta e di essere come la NHL?!?!?!?! |
TUTTO SULLA DOLOMITEN CUP 2011 di Cornelio Turri
(CT); La Dolomiten Cup 2011 cala il sipario, archiviando una nuova vittoria tedesca (nella fattispecie il Monaco), ma soprattutto mette in mostra lo riuscitissimo programma sulla pista di Egna, la fiammante Würth Arena, decisamente e giustamente gremita nella due giorni di sabato 20 e domenica 21 agosto (notevole anche lo sforzo finanziario in quanto l’ingrasso delle finali è stato gratuito, come il pasto offerto in occasione dell’inaugurazione ufficiale dell’impianto avvenuta fra il primo ed il secondo incontro domenicale). Non è mancato lo spettacolo sul ghiaccio, in particolare fra le compagini di maggiore spessore tecnico (Klagenfurt e Monaco protagonisti della finale per il primo e secondo posto) con risultato in bilico sino alla sirena del sessantesimo. La compagine diretta da due vecchie conoscenze dell’hockey italiano (Pat Cortina e Maurizio Mansi), ha meritatamente conseguito il risultato atteso della vittoria, mettendo in mostra un gruppo di qualità superiore alla concorrenza, pur se di livello non eccelso. Archiviata con sufficiente disinvoltura la pratica Nazionale Olimpica (sono bastati una manciata di secondi per scodellare alle spalle di Tragust il disco del vantaggio, mai più messo in discussione) e chiusa con un 7-2 che non ammette repliche (se si contano anche i tre pali colpiti dai bavaresi), hanno pigiato subito sull’acceleratore contro i vice-campioni austriaci del Klagenfurt ed il triplo vantaggio, in rapida successione, del primo drittel faceva presagire gara in fotocopia. Nel finale di tempo, la reazione del KAC rimetteva tutto in discussione e riapriva i giochi mantenendo il punteggio sul 3-2 sino al terzo conclusivo. Pareva tutto chiuso dallo svarione difensivo che consentiva a Jason Ulmer una comoda segnatura, ma gli ultimi minuti tenevano gli spettatori sulla corda con il punteggio fissato dalla sirena sul 5-4 per gli uomini di Cortina. Tra loro ha fatto la sua apparizione Noah Clarke, ex-Ambrì, apparso intraprendente molto più di quanto mostrato in Leventina, benché, comunque, lontano dalle esigenze, a suo tempo, della squadra ticinese. Il Klagenfurt è apparso ben attrezzato per il campionato austriaco, nel quale gli è sfuggita la vittoria nella finale con il Salisburgo, e ripartirà con rinnovato vigore grazie agli innesti di Flerey e Siklenka, due difensori canadesi apprezzabili, e gli attaccanti, sempre provenienti da oltre oceano, Lammers e Spurgeon, ben sostenuti dai nazionali austriaci Kalt, Brandner, Hager e Koch. Il Valpusteria, soccombente sulla pista amica del Lungorienza proprio al cospetto degli austriaci, si è rifatto nella finalina contro la Nazionale Olimpica. Dopo un sicuro vantaggio, ha dilapidato il patrimonio sino a ribadire la sensibile supremazia solo ai rigori. Il cambio di numerosi giocatori, certamente, creerà al neo allenatore Teppo Kivela parecchi problemi, specie per la partenza di Sirianni, Desmet e Helfer. Al momento non appare sufficiente l’arrivo di Scandella in attacco e Posmyk in difesa, anche se quest’ultimo è stato tra i migliori sul ghiaccio e autore di un rigore “funambolico”. Poco da dire sulla Nazionale, che allineava poche certezze. Forse il solo scopo della spedizione appare quello di tenere sotto controllo il ristretto gruppo di elementi superiori alla media e che, in futuro, potrebbero tornare utili per la Nazionale Maggiore, pur senza farsi particolari illusioni: il divario con il Monaco e le poche cose messe in mostra con il Valpusteria non consentono di vedere ..... rosa. DOLOMITEN-CUP 2011 Venerdi, 19 agosto - 1. semifinale: HC Val Pusteria – Klagenfurt 0:4 ALBO D'ORO DOLOMITEN-CUP 2006 1. Frankfurt Lions 2007 1. Frankfurt Lions 2008 1. Frankfurt Lions 2009 1. Kölner Haie 2010 1. EV Zug 2011 1. EHC München |
LOMBARDI: “L’ATTACCAMENTO ALLA SQUADRA SI VEDE ANCORA DI PIÙ” di Daniela Bleeke Sollberger
(DBS); Nonostante il tempo incerto previsto, poi confermatosi con un acquazzone scoppiato proprio sul mezzogiorno, alla consueta grigliata organizzata a Ponte Capriasca dal locale fan club sono accorsi moltissimi tifosi biancoblù. Un ulteriore segnale dell’attaccamento alla squadra che non può che far piacere al Presidente Filippo Lombardi: “Forse proprio in questo momento si vede ancora di più il sostegno, i fan marcano simpatia, ad esempio partecipando a eventi in cui è presente la squadra, parlando con i giocatori”. Intanto la raccolta fondi continua. È soddisfatto dei risultati finanziari fin qui ottenuti? Il mercato comunque non si ferma, come procede? |
KIMMO RINTANEN: “NON DEVO DIMOSTRARE NIENTE A NESSUNO“ di Daniela Bleeke Sollberger
(DBS); Dopo dieci anni ai servizi del Kloten gli aviatori gli hanno dato il benservito, ma lui, a quasi 38 anni, non ha perso la volontà né lo spirito combattivo. Kimmo Rintanen alla sua prima apparizione ufficiale a Lugano ha mostrato subito di che pasta è fatto: “Sono soddisfatto di poter affrontare questa sfida, in cui ogni cosa è nuova e non vedo l’ora di tornare sul ghiaccio”. L’addio a Kloten è stato molto emozionale per il finlandese: “Non solo l’ultima partita, sono stati dei mesi duri e alla fine del campionato i sentimenti sono venuti a galla. Ma ora che ho trasferito tutte le mie cose per me è un capitolo chiuso, l’ho lasciato alle mie spalle”. Un motivo in più per dimostrare il suo valore? “Non devo dimostrare nulla a nessuno. Cercherò di dare sempre il massimo e di non focalizzare le mie energie sulle cose sbagliate. Spero che tutto andrà per il verso giusto e che possa aiutare il team a vincere”.
Jaroslav Bednar, giunto a Lugano per qualche giorno e presentato con il nuovo compagno in occasione delle assemblee dell’HCL, è sulla stessa lunghezza d’onda: “L’obiettivo è di giocare al meglio e di ottenere i migliori risultati possibili”. Il ceco non si sbilancia ancora su altri argomenti: “Abbiamo avuto degli incontri con i dirigenti ma non abbiamo avuto molto tempo per conoscere i compagni. Torneremo il 25 luglio e allora avremo l’occasione di integrarci nella squadra”. |
VICKY MANTEGAZZA: “VOGLIO EMOZIONI, POSITIVITÀ E UN SENTIMENTO DI FAMIGLIA” di Daniela Bleeke Sollberger
(DBS); L’investitura ufficiale di Vicky Mantegazza all’Assemblea Generale dell’HC Lugano SA come presidente della società è stata poco più di una formalità, ma nel lungo applauso dedicato alla figlia del presidentissimo si è visto l’entusiasmo che la seconda donna nella storia dell’hockey svizzero a rivestire la più alta carica in un club ha già portato nell’ambiente. Nel suo discorso, iniziato con un “Wow!”, è trasparsa molta emozione, ma anche la volontà di impegnarsi al massimo per far tornare la prima squadra sulla via del successo: “Lugano è la città più bella del mondo e l’HCL ne ha portato in alto i colori in Europa. Questo club è un bene pubblico, una ricchezza solida e di valore per la regione. Per questo chiedo il sostegno di tutti per i nostri colori, fondamentale per il futuro di una società che non va valutata solo in base ai risultati sportivi”. “Sono state delle emozioni incredibili”, ha ammesso Vicky. E sul suo ruolo ha spiegato: “Voglio che vengano sempre rispettati i valori che ritengo fondamentali: l’attaccamento alla maglia, le emozioni, la positività e il sentimento di famiglia. Per tutta la società è importantissimo che i sostenitori vengano alle partite, stiano vicini alla squadra, gridando tutti insieme ‘Forza Lugano!’. Voglio riportare un sentimento positivo nel gruppo”. Una positività che lei per prima irradia: “Mi piace la vita, poter fare le cose con un sorriso rende tutto più semplice. Spero di riuscire a portare più stabilità, ma anche la piazza deve avere pazienza. Chiedo rispetto per il lavoro di ognuno di noi”, ha concluso la presidente bianconera. |
INTERVISTA CON RAY BOURQUE, LEGGENDA DELL’HOCKEY E PADRE ORGOGLIOSO di Daniela Bleeke Sollberger
(Raymond Bourque) (DBS); Nelle ultime due settimane la Resega ha avuto un ospite davvero speciale. In visita a Lugano c’era, infatti, nientemeno che Raymond Bourque, una leggenda dell’hockey. Oggi cinquantenne, l’ex bandiera dei Boston Bruins - in cui ha militato per 21 stagioni (!) prima di chiudere la carriera con i Colorado Avalanche – ha disputato la bellezza di 1.612 partite in NHL, totalizzando ben 1.579 punti ed essendo tuttora il difensore più prolifico di sempre del campionato nordamericano. A Lugano Ray Bourque è però approdato per trovare Chris, che da poche settimane veste la maglia bianconera, e conversando con lui si nota che vuole parlare principalmente del figlio: “Mi è piaciuto molto il nostro breve soggiorno qui, è un ottimo posto per Chris. In Russia non ha funzionato e per lui è sicuramente stato un cambiamento positivo, perciò sono felice. Inoltre in pista durante le partite c’è un atmosfera che non vedi in Nord America, veramente impressionante, soprattutto in occasione del derby”. Il livello dell’hockey svizzero ha colpito Bourque: “Il ritmo è molto alto e ci sono tanti giocatori di talento. A mio avviso il Lugano ha una buona squadra e nelle partite che ho visto finora (prima della sconfitta di sabato sera contro il Langnau, ndr) nessun avversario è stato più forte. Credo che quando il gruppo riuscirà a trovare il giusto amalgama potrà fare bene, c’è un buon potenziale”. La permanenza di Chris a Lugano potrebbe rilanciare la sua carriera: “Credo che il cambiamento sia arrivato al momento giusto e qui può fare una grande esperienza. In Russia per lui non è stato un bel periodo ma credo che sia stata una lezione di vita importante. È stato positivo che quando è arrivato a Lugano conoscesse già qualcuno. Quando giocavo a Colorado, lui aveva 14 anni e alla fine degli allenamenti entrava in pista e sfidava David Aebischer. Chris si trova bene nella squadra, vuole dimostrare il suo valore e sta lavorando duramente per questo”. Anche l’altro figlio di Ray gioca a disco su ghiaccio: “Ryan ha 19 anni, milita nella Junior Hockey League e con la nazionale USA U20 la scorsa stagione ha vinto la World Junior Championship. Sono convinto che anche lui possa avere un buon futuro professionale. Chris e Ray giocano per le ragioni giuste, perché sono appassionati e amano questo sport, per me questa è la cosa più importante. Per loro non è facile portare un cognome così conosciuto, ma io l’unica cosa che pretendo è che s’impegnino sempre al massimo, che si divertano e che rispettino il gioco con tutto quello che ci sta intorno”. |
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